Un mondo di libri:
divani in viaggio
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Il protagonista, Soren Johansson, muore convinto che la propria fede mormone gli garantisca una precisa forma di aldilà. Scopre invece di essersi sbagliato: la religione corretta è lo zoroastrismo e lui è destinato all’inferno. La condanna, tuttavia, prevede una possibilità di fuga. Soren deve trovare, all’interno di una biblioteca sterminata, il libro che contiene la storia completa della sua vita. Quando lo troverà, potrà uscire.
Il problema è che la biblioteca contiene ogni possibile combinazione di caratteri. Accanto ai testi dotati di senso esiste dunque una quantità praticamente infinita di sequenze casuali. Cercare il proprio libro significa affrontare un universo nel quale l’informazione è ovunque e, proprio per questo, quasi impossibile da individuare.
L’origine dell’idea è La biblioteca di Babele di Borges. Peck riprende la biblioteca come universo combinatorio, nel quale devono necessariamente esistere tutti i libri possibili: quelli veri, quelli falsi, quelli ancora da scrivere e una quantità sterminata di testi privi di significato. Ma modifica radicalmente la funzione dell’idea. Borges utilizza la biblioteca per interrogare i limiti della conoscenza e il rapporto tra ordine, caos e infinito; Peck trasforma quel paradosso metafisico in una vicenda personale. Non bisogna trovare la verità sull’universo: bisogna trovare la propria storia.
È proprio questo passaggio a rendere l’invenzione particolarmente efficace. L’infinito non è più un concetto astratto, ma diventa un problema psicologico. La possibilità di trovare il libro esiste, ma la sua ricerca può richiedere tempi inconcepibili. L’inferno nasce quindi dalla sproporzione tra un obiettivo finito e una durata potenzialmente infinita.
Di fronte all'infinito, le coordinate attraverso cui attribuiamo significato alle nostre azioni cominciano a dissolversi. Peck suggerisce che l’eternità non sia semplicemente una quantità enorme di tempo, ma una condizione nella quale il concetto stesso di tempo umano perde consistenza.
"Non è la sofferenza a rendere eterno l’inferno, ma l’impossibilità di dare una misura umana all’esistenza."
Un breve soggiorno all'inferno di Steven L. Peck
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