Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Sofia, anni Ottanta–Duemila.
Nella Bulgaria ancora stretta sotto il regime comunista e poi sospesa nella transizione post caduta del muro di Berlino.
La narrazione segue l’infanzia dell’autrice nella periferia grigia della capitale, segnata da restrizioni ideologiche e quotidianità surreali, e il suo rientro molti anni dopo, quando il Paese si affaccia all’Europa e tenta di ridefinire la propria identità. In questo viaggio a ritroso, Kassabova attraversa luoghi, ricordi e contraddizioni, ricostruendo una geografia emotiva fatta di appartenenza e distanza, senza mai cedere a una visione nostalgica o risolutiva.
Ci troviamo di fronte ad un romanzo di formazione e insieme un reportage culturale: dall’infanzia sotto il controllo del regime alla fuga verso l’estero, fino al ritorno in una Bulgaria cambiata ma ancora irrisolta. Il percorso non segue una trama lineare, ma una costellazione di episodi, incontri e luoghi che restituiscono il senso di un’identità frammentata e in continua ridefinizione, dove i cambiamenti non cancellano le stratificazioni del passato, ma le rende più visibili e problematiche.
"Alle culture totalitarie non interessano le storie personali, a loro interessa tenere in piedi una narrazione fatta di menzogne.
E lo stesso vale per le democrazie post-totalitarie, che sono troppo occupate a restare a galla."
La prosa alterna leggerezza e malinconia, riuscendo a trasformare l’esperienza individuale in una meditazione universale sul dislocamento e sull’identità contemporanea.
Una strada senza nome di Kapka Kassabova
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