Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Francia, Pomerania, giorni nostri.
Al centro ci sono due trentenni, Elsa e il narratore, che dopo essersi conosciuti in una comunità installata in un monastero francese decidono di trasferirsi sulle coste del Baltico. Qui acquistano una grande casa ottocentesca, ormai fatiscente, con l’idea di trasformarla in un luogo di vita condivisa, sul modello della comunità da cui provengono. La ristrutturazione diventa presto qualcosa di più di un progetto edilizio: è il tentativo di dare una forma concreta a un’idea di futuro e, insieme, alla loro relazione.
Il romanzo costruisce proprio sullo scarto fra immaginazione e realtà la propria tensione narrativa. La casa, con i suoi problemi strutturali e le difficoltà pratiche, costringe i protagonisti a confrontarsi con ciò che ogni progetto tende inizialmente a rimuovere: costi, responsabilità, rinunce, tempo. La rovina diventa così una metafora non soltanto sentimentale, ma generazionale.
Latronico osserva infatti una generazione che dispone di molte possibilità ma fatica a trasformarle in decisioni definitive.
La scrittura, nitida e ironica, alterna precisione concreta e riflessione, facendo degli oggetti, degli spazi e dei gesti quotidiani strumenti di analisi esistenziale.
Una storia sul rapporto fra desiderio e realtà, ma soprattutto sulla difficoltà contemporanea di scegliere una vita quando tutte le altre continuano a sembrare possibili.
«Avevamo sognato di fondare una specie di comune, isolati da tutto, in una casa in rovina; e ora eravamo isolati da tutto, in una casa in rovina.»
Una splendida rovina di Vincenzo Latronico
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