Un mondo di libri:
divani in viaggio
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"Le ideologie fanno delle persone parlanti il contrario delle persone parlanti. Della conversazione, il contrario della conversazione."
Herta Müller, scrittrice premio Nobel, analizza attraverso una raccolta di nove discorsi, il ruolo centrale del linguaggio nei sistemi totalitari, mostrando come il potere agisca attraverso una vera e propria occupazione cognitiva. La dittatura non si limita a censurare le parole, ma le svuota di significato e le sostituisce con formule standardizzate che impongono una visione del mondo univoca, rendendo il dissenso impensabile prima ancora che proibito.
L'autrice riflette anche sulla propria esperienza sotto il regime di Ceaușescu e sull’esilio, mettendo in luce la frattura tra lingua pubblica e lingua interiore. Se la prima è manipolata e coercitiva, la seconda resta l’unico spazio di autenticità e resistenza. La scrittura diventa così un atto fisico e morale: non restituisce una verità oggettiva, spesso distrutta dalla dittatura, ma una verità sensibile.
Il libro affronta anche il tema dell’esilio e della memoria, denunciando le ambiguità linguistiche con cui le società democratiche distinguono tra vittime riconosciute e dimenticate.
Un mosca attraversa mezza foresta di Herta Müller
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