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divani in viaggio
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Parigi, anni 2000.
Il commissario Franck Sharko è in una fase di forte fragilità personale: da sei mesi la moglie Suzanne è scomparsa senza lasciare tracce, evento che ha compromesso il suo equilibrio emotivo e la sua lucidità. Nonostante il trauma, Sharko viene richiamato al lavoro per un’indagine particolarmente complessa e violenta.
Il caso riguarda l’omicidio di una giovane vedova, ex moglie di un notaio. La vittima conduceva una vita apparentemente serena e isolata, priva di conflitti evidenti o legami pericolosi, rendendo difficile individuare un movente immediato. L’indagine si concentra quindi sulla ricostruzione del suo passato e delle relazioni nascoste, nel tentativo di comprendere chi potesse aver sviluppato un odio tanto feroce.
La narrazione combina analisi psicologica e tensione investigativa, ponendo al centro il contrasto tra l’apparente normalità delle vittime e la violenza estrema dei crimini.
Il commissario, profondamente segnato dalla scomparsa della moglie, non riesce a separare il lavoro dall’ossessione privata: ogni dettaglio del caso sembra potenzialmente collegabile a quella sparizione irrisolta. Questa sovrapposizione non è solo emotiva, ma investigativa: Sharko teme — e allo stesso tempo spera — che il nuovo delitto possa offrirgli una chiave per comprendere cosa sia accaduto a Suzanne.
"Il dolore non lo aveva lasciato, si era solo seduto accanto a lui."
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