Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Milano, anni '80.
Una Milano lucida in superficie, attraversata da benessere e ambizione, ma segnata nelle periferie da precarietà e silenzi. In questo spazio cresce Anna, unica femmina di cinque figli, in una famiglia povera e senza istruzione. Il padre lavora come operaio in un garage, spesso in nero; la madre, costretta a fare la casalinga, è schiacciata da una depressione mai nominata. In casa non si parla del dolore: lo si assorbe.
Anna è un’adolescente che non dà problemi. Sta zitta. Non parla perché non si sente mai all’altezza, soprattutto nel linguaggio. Cresce con la percezione di avere parole insufficienti, pensieri non legittimati. Il silenzio diventa protezione e limite insieme.
La narrazione alterna la sua voce adulta a uno sguardo esterno: passato e presente si intrecciano. Grazie allo studio, Anna attraversa il confine sociale e approda a una dimensione borghese. Ma l’ascesa non cancella l’origine. Si sente sospesa tra due mondi: la donna colta che è diventata e la bambina povera che teme ancora di sbagliare tono, parola. L’inadeguatezza non è più economica, è simbolica.
La consapevolezza a cui approda non è pacificata, ma lucida:
"Che ognuno di noi è fatto di molti pezzi, pezzi che spesso s'incastrano male ma convivono secondo alchimie misteriose e destinate a rimanerlo. Che quei pezzi sembrano sparsi ovunque per il imondo, che luccicano come minerali dentro la rena, attraverso il flusso."
Anna comprende che l’identità non è una linea retta né una sintesi armonica. È una composizione imperfetta di frammenti: infanzia, vergogna, studio, riscatto, memoria e perdita.
Tanto domani muori di Antiniska Pozzi
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