Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Norvegia, anni Ottanta.
Paula ha quindici anni e vive ancora dentro il ritmo regolare dell’infanzia: la scuola, le amicizie, le vacanze, la casa di campagna, le visite alla nonna sull’isola. Quel mondo familiare, scandito da abitudini e rituali, sembra offrire un ordine stabile. La scoperta di un cesto di lettere scritte dalla madre alla nonna introduce però una crepa decisiva: Paula vi riconosce una storia della propria famiglia diversa da quella che ha conosciuto, attraversata da risentimenti, tensioni e versioni contraddittorie degli stessi fatti. Non c’è un unico segreto da svelare; c’è piuttosto la progressiva consapevolezza che ogni famiglia costruisce la propria memoria attraverso omissioni, ripetizioni e narrazioni parziali.
L'autrice lega così l’adolescenza a una trasformazione dello sguardo. Paula non sta semplicemente diventando adulta: sta imparando a dubitare delle categorie con cui gli altri hanno definito la sua esperienza. Il passato, anziché disporsi lungo una sequenza lineare, ritorna e modifica continuamente il presente. La struttura del romanzo asseconda questa temporalità circolare, fatta di gesti quotidiani, ricordi e dettagli apparentemente minimi che acquistano progressivamente una nuova densità.
Ne deriva una scrittura nitida, ritmica, capace di trattenere l’ambivalenza senza risolverla.
"Tutto doveva ripetersi anno dopo anno, la gioia e le aspettative, non doveva succedere che qualcosa si guastasse, che qualcuno si ammalasse, morisse, tocca ferro incrociamo le dita!"
Quindici anni di Vigdis Hjorth
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