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divani in viaggio
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Viareggio, tra la fine dell’Ottocento e il secondo Novecento: una città di mare, attraversata dal lavoro, dalla povertà e dalle trasformazioni sociali, costituisce l’asse geografico e simbolico del romanzo.
Lorenzo Viani nasce nel 1882, cresce a contatto con marinai, cavatori, vagabondi e figure marginali, diventa pittore e scrittore, soggiorna a Parigi e attraversa la Prima guerra mondiale senza mai abbandonare una ricerca artistica radicalmente personale.
Molti decenni più tardi, Enrico Dei, dopo l’incontro con un’opera di Viani, ne resta ossessionato. La sua ricerca dei quadri dispersi e la ricostruzione della vicenda dell’artista diventano progressivamente una forma di custodia della memoria. Il romanzo intreccia così due esistenze lontane nel tempo, unite da una medesima necessità: dare un volto a ciò che rischia di scomparire.
Il nero di Viani assume una precisa valenza estetica ed etica. È il colore delle periferie umane che l’artista osserva senza addolcirle, ma anche la materia da cui può emergere una diversa idea di luce. «Il nero racchiudeva tutti i miei tormenti»: una dichiarazione che condensa il rapporto tra esperienza e rappresentazione.
Amerighi non costruisce una biografia celebrativa. Alterna tempi, prospettive e registri, trasformando il dato storico in materia narrativa. La scrittura è densa, visiva, sorvegliata; procede per contrasti e sedimentazioni, senza separare l’arte dalla vita che la genera. Il romanzo diventa così una riflessione sulla fedeltà a una vocazione, sul prezzo dell’intransigenza e sulla responsabilità della memoria.
Quanto splende questo nero di M. Amerighi
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