Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Roma, 1988.
Un ritorno consapevole e quasi archeologico dentro l’adolescenza. La narratrice, oggi adulta, regista e madre, recupera i propri diari scritti quando frequentava il liceo e decide di rileggerli e condividerli non per nostalgia, ma per offrire uno sguardo onesto su uno dei periodi più complessi della sua vita.
Susanna è nata nel 1975 in una famiglia romana attraversata da tensioni ideologiche: la madre, insegnante di lettere, è comunista; il padre, ingegnere, è dichiaratamente anticomunista. Dopo che il fratello maggiore viene picchiato al liceo per le sue idee politiche di sinistra, la madre cambia lavoro e iscrive le figlie ad una scuola americana. Ma il percorso della protagonista prende un’altra direzione: finisce in un severo liceo privato gestito da religiosi, ambiente borghese e conservatore in cui si sente immediatamente fuori posto.
"Ci ho messo un po' a capire le regole non scritte sul vestire: alla scuola dove ho fatto le elementari e le medie c'era la divisa, perciò non facevo mai caso a quello che indossavo la mattina. Ho capito che adesso devo osservare quello che si mettono gli altri e vestirmi anche io così."
Il romanzo racconta con lucidità questo senso di estraneità. Nella nuova scuola tutti si conoscono, mentre lei rimane l’elemento eccentrico, osservatrice e insieme vittima di dinamiche sociali difficili da decifrare. Le amicizie nascono e si spezzano rapidamente: prima Camilla, poi Giulia, che la introduce in una rete di relazioni più ampia, legata però a un mondo giovanile vicino alla destra neofascista. In questo clima, segnato da feste, rivalità e improvvise esplosioni di violenza — come l’assalto a una festa organizzata dalla protagonista — emerge un ritratto di adolescenza inquieta, in cui la politica esiste ma resta spesso non detta.
Uno degli elementi più significativi del libro è l’uso diretto dei diari e delle lettere dell’epoca, riportati nella loro forma originale. In quelle pagine la protagonista esibisce una felicità ostinata che, riletta a distanza di anni, rivela invece solitudine e smarrimento. Anche la breve stagione della fede — nata grazie all’influenza di un carismatico insegnante di letteratura — si inserisce in questa ricerca di senso destinata a dissolversi.
Accanto ai conflitti scolastici e ideologici, il racconto mostra che l’arte, la musica, filosofia e letteratura sono la bussola culturale che permette la ribellione e apre vie di salvezza oltre la semplice denuncia.
Con uno sguardo maturo e doloroso, Nicchiarelli riflette su ciò che allora non poteva comprendere: il privilegio sociale dei suoi compagni, l’inerzia di una classe dirigente e il peso delle appartenenze politiche.
Il romanzo diventa così non solo un memoir adolescenziale, ma anche una riflessione sul tempo e sulla conoscenza di sé, dove purtroppo la consapevolezza arriva sempre dopo.
Paradise City di Susanna Nicchiarelli, Mondadori
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