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divani in viaggio
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Gerusalemme, fine anni Novanta.
A quasi mezzo secolo dalla nascita dello Stato d’Israele e a quarantquattro anni dalla costruzione di un singolare condominio soprannominato “il treno dei matti”, uno sparuto gruppo di residenti continua ad abitare un edificio carico di memorie, sorto in una delle zone più simboliche della città. È in questo microcosmo sospeso tra passato e presente che prende avvio un romanzo corale.
La vicenda si sviluppa attraverso capitoli alternati affidati a diversi protagonisti che raccontano in prima persona.
Al centro della narrazione vi è il ritorno a Gerusalemme di Sivan Navon, divorziata e reduce da molti anni trascorsi a New York. Il suo rientro la costringe a confrontarsi con i quattro amici, abitanti del vecchio palazzo, e con una rete di relazioni mai davvero interrotte.
Parallelamente, Nili Carmon, ex poliziotta ormai in pensione, viene coinvolta in una delicata indagine legata alla morte della madre di Sivan, avvenuta ventiquattro anni prima, mentre era ricoverata in un ospedale psichiatrico.
Quella che sembra una semplice verifica amministrativa finisce per riportare alla luce vecchi rancori, segreti taciuti e versioni contrastanti degli stessi eventi.
Tra i primi interrogati da Nili c'è Aviv Stern, bibliotecario e amministratore del condominio, osservatore instancabile della vita altrui e custode della memoria collettiva dell’edificio.
"Il venerdi, più che in qualsiasi altro giorno della settimana, dal mio piccolo terrazzo respiro presenze e assenze: è come se tutti i fantasmi del passato e del presente tornassero ad abitare il palazzo, vivi e morti insieme, senza barriere, come se lo scorrere del tempo si fosse fermato in un punto indeterminato del mio vissuto."
Attraverso i suoi lunghi resoconti emergono le storie degli altri residenti: Ghita, sopravvissuta a un passato segnato dalla guerra; Immanuel Weiss, cresciuto nell’ombra della tragedia europea; Samuel Allouche, imprenditore ambiguo e affascinante. Ognuno custodisce una verità parziale, e il mosaico che ne deriva restituisce il ritratto di una comunità segnata dalle perdite e dall’impossibilità di dimenticare.
Il romanzo affronta il peso della memoria, il confine sottile tra amore e ossessione, la colpa e il desiderio di redenzione. La Gerusalemme che emerge dalle pagine non è soltanto uno scenario geografico, ma un organismo vivente in cui le vicende private si intrecciano continuamente con quelle collettive.
Sul piano stilistico, la scelta della narrazione polifonica rappresenta il punto di forza dell’opera. Le diverse voci offrono prospettive contrastanti sugli stessi fatti, mettendo continuamente in discussione la nozione di verità.
Ne nasce un romanzo che utilizza il mistero non tanto per costruire suspense, quanto per esplorare le zone più fragili e oscure dell’animo umano.
Ovunque sia casa di Ghila Piattelli
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