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divani in viaggio
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La vicenda prende avvio quando Philip Roth, reduce da un esaurimento nervoso, scopre che un uomo si spaccia per lui in Israele. Questo doppio, da lui soprannominato Moishe Pipik, promuove il “diasporismo”, teoria che invita gli ebrei ashkenaziti a lasciare Israele per tornare in Europa. Roth parte per Gerusalemme per indagare e si ritrova immerso in una rete di incontri ambigui, tra cui lo scrittore Aharon Appelfeld e agenti del Mossad. Parallelamente, assiste al processo a John Demjanjuk, che diventa uno specchio tematico della questione identitaria e della verità giudiziaria. La trama si sviluppa così come un intreccio instabile di autobiografia, finzione e spionaggio.
La riflessione centrale ruota attorno alla crisi dell’identità e alla natura sfuggente della verità. Il doppio incrina ogni certezza: non è solo un impostore, ma una proiezione possibile dell’io, una deviazione che costringe a interrogarsi su quanto l’identità sia costruzione narrativa. Sullo sfondo, il conflitto israelo-palestinese e la memoria dell’Olocausto amplificano questa instabilità, mostrando come anche la storia collettiva possa essere soggetta a interpretazioni e manipolazioni.
Lo stile è denso, ironico e nervoso, capace di passare dalla precisione saggistica a momenti quasi allucinati. La scrittura segue il flusso del pensiero, accumula dubbi, contraddizioni, slittamenti, trasformando il romanzo in un labirinto in cui il lettore è continuamente chiamato a orientarsi.
Operazione Shylock di Philip Roth
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