Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Finlandia, 2015.
In una Helsinki invernale e rarefatta, dove la solitudine urbana diventa il naturale prolungamento di una crisi intellettuale prende il via la storia di un giovane uomo.
Il protagonista, un ex matematico costretto ad abbandonare l’università dopo il fallimento dei suoi studi sull’Ipotesi di Riemann, vive in un minuscolo monolocale e osserva il mondo con lo sguardo di chi continua a tradurre la realtà in formule.
La struttura del libro è uno dei suoi elementi più originali: ogni capitolo si apre con un dialogo tra programmatore e sistema, frammenti di codice a cui la macchina risponde. Non si tratta di un semplice espediente stilistico, ma di una dichiarazione poetica. L’informatica non è solo il lavoro che il protagonista svolge per sopravvivere – analizzare gusti e comportamenti per suggerire prodotti attraverso sistemi di intelligenza artificiale – bensì la lente attraverso cui si misura la distanza tra teoria e pratica. Per lui, la teoria conserva una purezza quasi cosmica; la pratica, invece, appare come una versione impoverita, una proiezione imperfetta di un ordine più alto.
Il romanzo intreccia riflessioni matematiche e fisiche con episodi quotidiani: una conversazione con il vicino appassionato di miti e fantascienza, un caffè con l’amico Hamid, ex collega universitario segnato anch’egli da un progetto fallito, una sera trascorsa a discutere di universi paralleli come se fossero estensioni naturali di una formula incompiuta. Le teorie non sono mai esibite come ornamento erudito: vengono spiegate con chiarezza e rese tangibili, sempre ricondotte alla vita concreta, ai limiti, alle scelte.
L’incontro con Yana, avvenuto in una lavanderia, introduce un elemento di movimento emotivo e intellettuale. La giovane donna, incuriosita dai suoi vecchi studi su Riemann, riaccende in lui una tensione che credeva sopita. Attorno a lei gravita un gruppo animato da un’idea radicale di intervento tecnologico: l’uso dell’informatica come strumento di sovversione dei sistemi finanziari e informativi. In questo contesto, la matematica torna a essere non solo contemplazione, ma potenziale forza operativa.
Il romanzo resta fondamentalmente un’indagine sull’identità e sul ruolo che la tecnologia occupa nelle nostre vite.
"Ma se persino una particella è cosciente, allora perché non può esserlo un computer?"
"La natura ha conferito una consapevolezza superiore agli aggregati organici, come animali e piante, e non a quelli inorganici, come i computer e le rocce. Questo è quanto."
La tensione tra disincanto e tentativo di essere parte dell’assoluto attraversa ogni pagina.
I personaggi, pur diversi per origine e temperamento, sono costruiti con attenzione psicologica e si amalgamano in modo credibile. Ognuno porta con sé una storia di ambizioni deviate o sospese, come se la città nordica fosse un laboratorio silenzioso di esistenze interrotte.
Il risultato è un romanzo analitico ma fluido, capace di rendere accessibili concetti complessi senza banalizzarli, e di intrecciare matematica, tecnologia e inquietudine esistenziale in una riflessione coerente sul nostro tempo.
Notturno elettronico di Hugo Bertello, Terrarossa edizioni 2026
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