Un mondo di libri:
divani in viaggio
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S. è una barista, ex aspirante scrittrice, ironica, emotivamente defilata. Vive le relazioni mantenendo una distanza che funziona da protezione e da identità: una tristezza ordinaria che rivendica come unicità.
Durante una normale giornata di lavoro, la protagonista scopre che Dennis May, l’uomo che ha amato, si è suicidato. La notizia non produce una reazione immediata, ma innesca una frattura silenziosa che costringe a riflettere il passato.
"Tutto quello che sono dipende da Dennis, è stato il mio alibi per dieci anni:non ho mai terminato la tesi, non arrivo al'orgasmo, faccio la cameriera in un posto di merda. Avevo immaginato tanti epiloghi, ma non questo. Pensavo che ci saremmo rivisti- il giorno del perdono? Il giorno del giudizio?"
Da qui prende forma un racconto retrospettivo governato dal disincanto: una voce lucida, sempre leggermente in anticipo sul dolore. Dennis, regista di cinema indipendente, incarna un’idea di libertà e di sguardo sul mondo che la protagonista venera e assume come misura di sé, anche se in maniera distruttiva.
Quella che sembrava una promessa, le resta nella memoria come un passaggio ambiguo. All’inizio tutto appariva semplice, ma col tempo emerge la sofferenza: il sospetto di essersi messa in una situazione che non la riguardava davvero, di aver fatto qualcosa che forse non avrebbe dovuto fare. La chiarezza iniziale si incrina e lascia spazio a un dubbio più concreto, difficile da rimuovere.
Non scrivere di me di Veronica Raimo
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