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divani in viaggio
divani in viaggio
Ungheria, anni '70.
István è un giovane ragazzo ungherese, la politica del suo paese, le prime relazioni gli vanno strette, nulla sembra catturarlo nel profondo dell'animo. Decide di emigrare a Londra in cerca di un futuro migliore ma senza un piano ben preciso.
Tutto ciò che gli accade: un'accusa di omicidio, l'esperienza da soldato, le relazioni amorose, un lavoro precario, sembrano coinvolgerlo fino ad un certo punto. István non agisce, lascia che le cose accadano o che le persone intorno decidano per lui, in una costante sensazione di solitudine e abbandono anche quando il chiasso esplode intorno.
E al termine del racconto è capace di guardarsi dolorosamente indietro e di capire che è sempre stato fermo in quella carne, mente tutto fuori scorreva senza risparmiarlo.
Una prosa asciutta e tagliente, fatta di dialoghi di brevi parole e fitti, di gesti minimi, che mettono a nudo ogni minima incrinazione dei personaggi.
"Si rende conto che cose che per lui sono importantissime - cose successe e viste laggiù e che gli hanno lasciato addosso la sensazione che niente sarà più come prima - di importanza qui non ne hanno molta.
Sono prive di realtà.
Così gli sembra.
E perciò, se sono prive di realtà, uno rischia di sentirsi matto a portarsele dentro."
Dal vincitore del Booker Prize 2025: Nella carne di David Szalay
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