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divani in viaggio
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Nel 1953, mentre l’Italia del dopoguerra entra nella stagione della modernizzazione, la Tonnara di Palmi appare ancora come un microcosmo regolato da consuetudini, assenze e gerarchie familiari.
Qui vive Meluzzo, dieci anni, il cui sguardo registra le prime incrinature di un ordine apparentemente immutabile.
Il bambino vive dentro confini concreti: il mare, la Tonnara, il rapporto con un nonno che ancora lo tiene lontano dalla pesca, l’assenza del padre.
Ma il limite più significativo è il Malopasso, il sentiero che conduce verso il paese e che gli adulti gli impediscono di attraversare da solo. L’arrivo di uno sconosciuto sulla spiaggia e la costruzione di una nuova strada introducono elementi estranei destinati a modificare quell’equilibrio.
La forza del romanzo risiede nella sovrapposizione tra crescita individuale e trasformazione collettiva. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta coincide con la scoperta che ogni confine può essere protezione e prigione.
"Non pensavo di andarmene via. non sognavo città, né strade, né posti lontani. Non sapevo ancora quant'è grande il mondo."
Lamalfa adotta una prosa sensoriale e concreta, attenta alla materia del paesaggio e alla sua ricaduta psicologica. Mare, sentiero e strada diventano coordinate attraverso cui misurare desiderio, paura e possibilità. Malopasso è così un romanzo di formazione asciutto e stratificato, in cui il confine geografico si trasforma in una precisa metafora della crescita.
Malopasso di Marta Lamalfa
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