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divani in viaggio
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New York, giorni nostri.
Il Bohemia è un lussuoso condominio di New York che funziona come una piccola città verticale, con le sue regole, le sue gerarchie e soprattutto le sue invisibili linee di separazione tra chi vive negli attici e chi lavora nei corridoi. Chicky Diaz è lo storico portiere dell’edificio, osservatore silenzioso di tutto ciò che accade e figura chiave di un sistema che dipende proprio dalla sua discrezione. Attorno a lui si muove un microcosmo di residenti facoltosi e personale di servizio, mentre all’esterno la città è attraversata da tensioni crescenti dopo un episodio di violenza che riaccende proteste e fratture sociali.
La storia prende forma proprio in questo doppio livello: da un lato la vita interna del palazzo, fatta di abitudini, segreti e relazioni sottili tra chi vive protetto e chi garantisce quella protezione; dall’altro una New York più instabile, che lentamente penetra nello spazio apparentemente isolato del Bohemia.
Lo stile del romanzo si muove su una tensione progressiva e alterna prospettive e livelli di osservazione, costruendo un senso di claustrofobia, ancorata a quell’edificio che diventa specchio deformante della società contemporanea.
"Questi appartamenti assomigliavano più a delle camere blindate che a delle abitazioni. Uno di essi è stato venduto per duecentoventi milioni di dollari, una cifra equivalente a spendere quasi mille dollari al giorno, ogni giorno, per seicento anni. Una misura che dimostrava quanto profondamente sbagliato ci fosse nel mondo."
Un thriller che lavora sulla soglia: tra sicurezza e caos, tra ricchezza e marginalità, tra ciò che si mostra e ciò che si preferisce non vedere.
L'ultimo turno di Chris Pavone
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