Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Gomel’, Bielorussia, 1986.
Sullo sfondo dell’esplosione di Černobyl’.
La protagonista nasce dentro una terra contaminata, segnata dal silenzio sovietico, dalla paura e dalla miseria.
"Non volevo nascere in autunno in un paese radioattivo. Ma il medico mi tirò fuori da uno squarcio fatto con il bisturi, e con i piedi toccai la tragedia, mentre con le mani tentavo di afferrarmi alle viscere di mia madre."
Cresciuta tra i cosiddetti “bambini radioattivi”, osserva un mondo deformato dalla catastrofe: raccolti avvelenati, uomini smarriti, cieli irreali. Eppure, al centro del romanzo non c’è solo il disastro nucleare, ma la memoria femminile che resiste alla Storia. Madri, nonne e donne marginali custodiscono racconti, superstizioni e gesti quotidiani come ultimo rifugio umano.
Da Buenos Aires, dove l’autrice emigrò negli anni Novanta, la narratrice ricostruisce il passato familiare infrangendo il lungo silenzio ereditato dalla madre.
Litvinova intreccia autobiografia, mito e memoria collettiva in una scrittura poetica e frammentaria, capace di trasformare la tragedia in visione lirica.
La catastrofe emerge attraverso dettagli minimi, immagini stranianti e ricordi spezzati. Lo stile, essenziale e luminoso, fonde realismo e allucinazione, facendo della lingua uno spazio di sopravvivenza emotiva.
"Scrivere è come fare un'immersione.II peso della mia storia mi fa sprofondare. Conoscere il fondo e non scordarlo è volare oltre."
Lucciola di Natalia Litvinova
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