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divani in viaggio
divani in viaggio
Trieste, fine anni '80.
È qui che Milo arriva da Firenze, dopo aver deciso di lasciare una madre con cui il rapporto è fatto di silenzi, rabbia e reciproca incomprensione.
A Trieste dovrebbe trovare le proprie origini: il nonno Ettore, appena morto di cancro ai polmoni, gli ha lasciato il patrimonio. Ma l’eredità più importante è un’altra, ed è molto meno semplice da accettare.
Accolto da Vanda e Arturo, Milo entra progressivamente in una storia familiare che gli è stata sottratta. Vanda conosce sua madre più di quanto lasci intendere; Iole, giovane slovena che dipinge porcellana e frequenta l’atelier del nonno, custodisce a sua volta una parte di quella memoria. Attraverso i documenti di Ettore e lo studio del tedesco, Milo comincia a ricostruire il passato della propria famiglia. Emergono la nonna Gerti, le origini ebraiche, la guerra e una vicenda personale molto diversa dall’immagine rassicurante del nonno che gli adulti gli hanno consegnato.
"Lui continuava a sentirsi un intruso, con suo padre chissà dove e il nonno morto - non voleva immaginare come dovesse essere per lei, dimenticata in mezzo ai vivi. Sentiva di stare per impazzire e si chiese se anche sua madre si sentisse cosi, se anzi fosse impazzita davvero, proprio lì, proprio per quello."
La ricerca delle proprie origini coincide così con una crisi identitaria. Milo non sa ancora quale adulto diventare: cerca conferme nelle relazioni, interpreta il desiderio secondo modelli che non sente propri e vive il sesso, l’amicizia e l’attrazione per Iole come altrettante prove della propria inadeguatezza. Anche il corpo reagisce al peso di ciò che scopre.
Il suo rifiuto di crescere non è semplice immaturità, ma il timore di ereditare dagli adulti comportamenti e colpe che non riconosce come propri.
Il romanzo costruisce quindi la formazione di Milo come un confronto con l’eredità familiare. Conoscere il passato non significa né assolverlo né cancellarlo, ma accettare che le persone amate possano avere zone d’ombra.
La scrittura, intima e introspettiva, procede attraverso dettagli quotidiani e scoperte progressive, intrecciando la vicenda privata con la storia del Novecento.
Trieste, città sospesa tra lingue, culture e identità, diventa lo spazio ideale di questa ricerca: un luogo in cui Milo può interrogare ciò che gli è stato nascosto e, soprattutto, decidere che cosa del passato portare con sé e che cosa invece interrompere.
Le cose che non si dicono di Alice Scalas Bianco, Bompiani 2026
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