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divani in viaggio
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Ambientata tra Milano, Roma e Teheran, dall’Iran degli anni Ottanta e Novanta all’Italia contemporanea, la graphic novel mette in scena due vite che attraversano identità, migrazione, genere e cittadinanza usando l’ironia come forma di dissidenza.
Al Bar Fortuna, locale milanese, si incontrano Ehsan, iraniano cisgender, e Marcello Mastroianni (in arte) italiano transgender.
A raccontarli è un busto senza testa, narratore volutamente inaffidabile e caricaturale, che pretende di rappresentare la maggioranza e finisce per essere continuamente smentito dai protagonisti.
Il bersaglio è dichiarato fin dal prologo: la burocrazia come emanazione quotidiana del potere. Documenti, permessi, passaporti e certificati decidono identità, mobilità e diritti, pur essendo materialmente soltanto pezzi di plastica e carta.
"Oggi il tuo valore come essere umano, quando entri in una nazione al di fuori del territorio in cui sei nato, viene valutato in base al tuo passaporto; e il valore del tuo passaporto, di fatto, dipende da due cose: il PIL della tua nazione di nascita e da quanto quella nazione piaccia agli Stati uniti d'America. questo definisce i limiti e la complessità dei tuoi diritti per gli spostamenti sul Pianeta Terra."
La graphic novel ne smonta così l’apparente neutralità, mostrando l’assurdità di un sistema nel quale l’esistenza deve continuamente essere tradotta in una categoria amministrativa.
La dissacrazione investe anche i luoghi comuni. Il narratore, finto perbenista cattolico e ossessionato dalla difesa dell’uomo caucasico, trasforma ogni stereotipo in una caricatura: l’immigrato da interrogare sui suoi costumi, il transgender da esibire come caso umano, l’integrazione intesa come obbligo di adeguamento, la coppia come melodramma televisivo. Le convenzioni del racconto sociale vengono imitate e immediatamente sabotate dalla stessa narrazione.
Le biografie di Ehsan e Marcello procedono attraverso infanzia, amori, repressione, università, migrazione, cambio di genere, paternità e rapporti con le istituzioni.
Ma il vero protagonista è il conflitto tra esperienza individuale e categorie imposte: Ehsan non è più completamente iraniano né pienamente italiano; Marcello scopre quanto sia difficile un riconoscimento della propria identità sul piano personale ma soprattutto su quello burocratico.
Il risultato è una graphic novel che usa il grottesco per colpire ciò che normalmente viene trattato con deferenza. La scrittura manuale, il busto parlante, le intrusioni metaletterarie e il registro da talk show producono un dispositivo volutamente irriverente. Qui la satira non alleggerisce semplicemente una materia politica: la rende più tagliente, perché costringe il lettore a dubitare delle categorie con cui è abituato a interpretarla.
La burocrazia viene ridotta alla sua dimensione più surreale: un potere enorme esercitato attraverso oggetti minuscoli, timbri, moduli e pezzi di plastica.
Le avventure di un iraniano con i baffi e di un transgender senza i baffi di Liv Ferracchiati ed Ehsan Mehrbakhsh, Fandango 2026
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