Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Belgrado, estate 1990.
Mentre la Jugoslavia si avvicina al collasso e gli stadi diventano camere di risonanza del nazionalismo, la giovane narratrice cresce all’ombra di un padre ossessionato dal calcio e del mito di Dragan Stojković, il leggendario “Piksi”.
Ma il libro non è affatto una biografia sportiva: è il racconto ironico e doloroso di una figlia trascinata sui campi controvoglia, costretta a vivere un’infanzia dentro un universo maschile, competitivo e aggressivo, mentre intorno a lei un Paese intero si disgrega. Attraverso partite, cori ultras, compleanni festeggiati negli stadi e frammenti domestici, Marković costruisce una memoria privata che si intreccia con la fine della Jugoslavia, mostrando come il calcio diventi linguaggio politico, rituale identitario e anticipazione della violenza collettiva.
Senza mai indulgere nella nostalgia, il romanzo riflette sul rapporto tra padri e figlie, sull’educazione sentimentale dentro società patriarcali e sul bisogno di sottrarsi ai miti dell’eroismo virile. Lo stile è rapido, sarcastico, frammentato, attraversato da improvvise accelerazioni che imitano il ritmo della telecronaca sportiva per poi sabotarlo dall’interno.
"Magari vi state chiedendo: ma si tratta di finzione o sto leggendo la storia di un'infanzia vera? È un'infanzia vera. Naturalmente a me non interessa solo la vittoria, ma anche la bellezza del racconto."
La polvere di Piksi di Barbi Marković
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