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divani in viaggio
divani in viaggio
Nelle Langhe contemporanee, tra allevamenti intensivi, cascine isolate.
Il romanzo prende avvio dalla diffusione di alcuni video girati clandestinamente all’interno di un grande allevamento bovino e del relativo mattatoio: immagini di violenza sugli animali che provocano scandalo mediatico e tensioni politiche. Per individuare chi abbia fatto uscire quel materiale, un investigatore privato viene incaricato di infiltrarsi nell’azienda. Entrando in contatto con operai, allevatori, veterinari e attivisti animalisti, l’uomo si trova però coinvolto in una realtà molto più complessa di quanto immaginasse, dove interessi economici, paura e senso di colpa si intrecciano continuamente. L’indagine diventa così un viaggio dentro un sistema fondato sul dominio e sulla rimozione della sofferenza.
Torchio costruisce un romanzo teso come un noir ma attraversato da una riflessione filosofica sul dolore, umano e animale, senza mai cadere nella retorica ideologica. La sofferenza resta qualcosa di concreto, ambiguo, impossibile da semplificare. Il paesaggio delle Langhe assume un valore simbolico: dietro la bellezza perfetta delle colline emerge un mondo regolato dalla sopraffazione e dal profitto. Ne nasce un libro duro e lucidissimo, capace di interrogare il lettore senza offrirgli risposte consolatorie.
"...l’unico modo sensato di guardare un qualsiasi mattatoio è al contrario..."
La peggior specie di Maurizio Torchio
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