Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Napoli, giorni nostri.
È qui che Lorenzo Bauer, cinquantenne rimasto vedovo e appena licenziato dopo una vita di lavoro, ritorna dopo anni. I figli, Tommaso e Roberta, hanno ormai preso strade autonome; il passato non offre più riparo, ma soltanto luoghi in cui misurare la distanza da ciò che si è perduto.
Nel vivaio Lorenzo incontra Renato Sirenis, ex insegnante di matematica e poeta, uomo appartato che gli offre un lavoro e una forma inattesa di compagnia. Tra gerani, bonsai, edere e orchidee, il protagonista ritrova gesti elementari: potare, innestare, attendere. Il vivaio non è però un rifugio nostalgico. È un luogo in cui il tempo si manifesta nella materia viva, dove una ferita non scompare e tuttavia può diventare un punto di crescita.
«Secondo me stai andando a picco ma l’effetto è così lento che non te ne stai accorgendo. Il tuo andare a fondo è come la curvatura terrestre. C’è, ma è difficile distinguerla».
Solla costruisce così una storia sul dolore senza trasformarlo in spettacolo. La morte di Arianna, la solitudine, il fallimento professionale e la distanza dai figli non producono una redenzione, ma una lenta ridefinizione del possibile. La cura diventa una pratica concreta, non una parola consolatoria: significa restare, osservare, accettare l’incompiutezza. Anche la lingua segue questa misura, evitando il pathos e affidando alle piante una grammatica dell’esistenza. La rinascita, suggerisce Solla, non consiste nel tornare alla forma precedente: è la capacità di conservare memoria della ferita e crescere comunque.
La memoria delle foglie di Gianni Solla
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