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divani in viaggio
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Roma, 2018.
La voce narrante è quella di Mora, che sta raggiungendo in auto il paesino di Rocca per il funerale della nonna Tita. Novantatré anni, una personalità forte e organizzata, Tita aveva pianificato ogni dettaglio della propria cerimonia funebre: il confronto con don Vincenzo, la scelta della bara, l'orario della funzione e perfino il luogo della sepoltura, preferendo il cimitero del paese natale alla città in cui aveva trascorso gran parte della vita.
Durante l'omelia, però, il sacerdote accenna a un errore che la donna avrebbe commesso in passato e per il quale avrebbe molto sofferto. È una frase apparentemente marginale, ma sufficiente a insinuare in Mora il dubbio di non aver conosciuto davvero la persona che credeva più vicina.
Da questo interrogativo prende forma una narrazione costruita su due piani temporali. Negli anni Trenta emerge la storia di Margherita, giovane segnata da difficoltà economiche e responsabilità precoci. La morte del padre, la malattia della madre e il lavoro presso una donna benestante la costringono a maturare rapidamente. Sullo sfondo si muovono l'Italia fascista, i condizionamenti sociali e il desiderio di costruirsi un futuro nonostante i limiti imposti dall'ambiente e dalle circostanze. Parallelamente, Mora affronta una fase di profonda incertezza personale: è stata licenziata dal lavoro di educatrice, vive una crisi sentimentale e accetta quasi impulsivamente un incarico presso la Casa delle Rose di Rocca, struttura per anziani dove entrerà in contatto con storie capaci di illuminare il passato della sua famiglia.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la riflessione sul modo in cui la memoria viene conservata, deformata o taciuta. Non a caso Mora aveva costruito una parte della propria vita professionale scrivendo discorsi funebri per altre persone: dare forma ai ricordi degli altri diventa il preludio alla necessità di reinterpretare i propri.
La struttura richiama idealmente l'Antologia di Spoon River, evocata anche nel testo, perché i morti continuano a parlare attraverso testimonianze frammentarie che modificano la percezione dei vivi.
Le rose, a cui ogni capitolo è dedicato, assumono un valore simbolico centrale. Ogni varietà richiama una stagione dell'esistenza.
"Amore amor, portami tante rose, ma tante ancor, scegli le più spinose."
Non sono semplici elementi decorativi, ma rappresentano la continuità tra generazioni e la persistenza dei sentimenti oltre il tempo. Anche il profumo, ricorrente nella narrazione, diventa metafora di ciò che rimane quando tutto sembra perduto.
Con una scrittura scorrevole e fortemente emotiva, l'autrice costruisce una saga familiare che intreccia amore e ricerca di sé. Il continuo passaggio tra presente e passato mantiene viva la tensione narrativa e accompagna il lettore verso una progressiva ricomposizione dei segreti celati per anni.
La Guardiana di Caterina Battilocchio, Garzanti 2026
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