Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Un insieme di racconti in cui la vita quotidiana, spesso ridotta a un gesto minimo o a una domanda apparentemente irrilevante, apre improvvisamente su zone di inquietudine, perdita e straniamento.
"Per scrivere un buon racconto dovete partire da un corpo. Non da un'idea, né da un titolo, proprio da un corpo. Anzi no, fate in modo che la vostra idea si incarni in un corpo, con ossa, muscoli e capelli."
Non c’è un’unica voce né una forma narrativa dominante: ogni storia sembra cercare il proprio modo di misurare la distanza fra ciò che accade e ciò che resta indicibile.
Sofia racconta Lorenzo attraverso i dettagli dell’intimità: un uomo di buona famiglia, incontrato al bar dove lei lavora, forse pittore o falegname, incapace di dichiarare l’amore ma incline a tradurlo in gesti concreti, fino alla proposta di convivere. Poi Lorenzo comincia a sottrarsi, finché la sua assenza diventa un enigma che Sofia tenta ossessivamente di ricostruire attraverso racconti altrui, tutti discordanti. In un’altra storia, Marta e Roberto sono in una sala d’attesa: anche qui il conflitto nasce da una sproporzione minima e insieme irrimediabile fra desiderio, aspettativa e responsabilità. La cosiddetta “Proprietà transitiva” trasforma invece l’intimità in una catena di emozioni che passano da una persona all’altra, mentre Prisma costruisce sull’incontro fortuito con un uomo una memoria familiare rimossa e dolorosa.
Le storie cambiano registro senza perdere il loro nucleo: l’assenza, la possibilità, il lutto, la difficoltà di conoscere davvero chi ci è accanto. In Sonnentanz, il surriscaldamento climatico produce una società costretta a vivere di notte, fino a una radicale disobbedienza al nuovo ordine; Segreto guarda invece alla scoperta adolescenziale della sessualità dei genitori. Altrove, una donna impoverita e sfruttata mediaticamente, due amanti che non diventano mai una coppia, una morte improvvisa ricostruita dai superstiti: ogni racconto mostra quanto sia parziale ogni versione di una vita.
La scrittura alterna realismo minuto e deriva surreale, senza segnalarne sempre il confine. È proprio questa oscillazione a dare unità al libro: le cose più concrete: un kebab senza maionese, un semaforo, una sala d’attesa, diventano soglie narrative.
Il quotidiano non è lo sfondo dell’eccezionale, ma il luogo in cui l’eccezionale si nasconde. E spesso il racconto, più che spiegare un’assenza, ne registra con precisione le conseguenze.
I miei nervi scoperti di Sonia Lisco, Racconti edizioni 2026
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