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divani in viaggio
divani in viaggio
Firenze, 1938.
Teresa è solo una ragazza che frequenta le scuole, quando dà prova del suo carattere.
Durante una lezione sulle leggi razziali, Teresa si alza e contesta il professore: un gesto minuscolo eppure irreversibile, che le costerà l’espulsione da tutte le scuole del Regno, ma che segnerà anche l’inizio della sua coscienza politica.
La protagonista non viene descritta come un monumento civile, ma come una donna “scomoda”, libera persino dentro le proprie contraddizioni. È questa imperfezione a renderla moderna. Staffetta partigiana con il nome di battaglia “Chicchi”, giovanissima costituente, voce critica persino verso il suo stesso partito, Teresa incarna un’idea di libertà che non accetta appartenenze assolute.
Il titolo racchiude il cuore simbolico del romanzo. Quel vestito della madre, realmente indossato da Teresa nel giorno della foto ufficiale con la Costituzione, diventa immagine di una memoria femminile tramandata quasi sottovoce: non l’eroismo celebrato, ma il coraggio quotidiano delle donne che resistono.
La scrittura di Rattaro è limpida e partecipe, capace di fondere precisione storica e tensione emotiva.
"Come romanziera, ho sentito che il mio compito era diverso da quello della storica: dare a Teresa un corpo, una voce, un respiro. Entrare negli spazi lasciati scoperti dai documenti, non per tradire la verità, ma per restituirle presenza viva."
Ne nasce un romanzo che interroga il presente più di quanto ricostruisca il passato: perché la libertà, suggerisce Teresa Mattei, non è mai definitiva. Va difesa ogni giorno, persino contro la comodità dell’obbedienza.
Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista di Sara Rattaro
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