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divani in viaggio
divani in viaggio
Trieste, giorni nostri.
Lo scrittore, un uomo ormai adulto, descrive il suo tornare vicino e lontano, il suo osservare e ricordare presso i genitori.
I genitori si muovono dentro una quotidianità fatta di piccoli riti, ripetizioni, smarrimenti lievi, mentre il tempo li consuma senza rumore. Non accade quasi nulla, e proprio in questo nulla si addensa tutto: la malattia, la perdita come spettro futuro, la difficoltà di stare accanto senza difese. La narrazione procede per frammenti, per scene isolate, restituendo una percezione del tempo dilatata e sospesa.
Il “tempo dei semplici” è una condizione esistenziale prima ancora che anagrafica. I genitori sono semplici perché restituiti a un’essenzialità radicale, liberi dalle sovrastrutture del fare e del produrre. In questa nudità si rivela una forma di sapienza silenziosa, che il figlio riconosce solo mentre la sta perdendo. I figli vedono troppo tardi, comprendono quando non possono più intervenire.
Lo stile segue questa tensione: asciutto, controllato, quasi rarefatto. La lingua è precisa, costruita per sottrazione, con una forte componente lirica.
"Quando papà e mamma moriranno, finirà per me il tempo dei semplici".
Il tempo dei semplici di Luigi Nacci
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