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divani in viaggio
divani in viaggio
Napoli, 1884
Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, tra vicoli saturi di vita e ombre, si apre una storia che mescola crimini e riflessioni sul tempo che scorre. Il commissario Veneruso, figura ruvida, poco raffinata, quasi sgradevole nei modi ma di grande bontà, si trova al centro di una serie di morti che hanno come comune denominatore un’élite: gli architetti chiamati a ripensare la città per salvarla da una minaccia sanitaria imminente e ammodernarla.
Tutto comincia con un evento apparentemente accidentale: la morte del celebre architetto Lester Young, colpito da un busto sotto l’Accademia durante un concorso cruciale per il futuro urbanistico di Napoli. Ma ciò che sembra una fatalità si rivela presto l’inizio di una catena di delitti sempre più inquietanti.
A complicare la storia interviene un elemento disturbante: misteriosi pacchi contenenti parti del corpo umano, firmati da un enigmatico “vostro brav’uomo”. Questi arrivano secondo una logica temporale sfalsata rispetto agli eventi, come se il tempo stesso fosse disarticolato.
Attorno a Veneruso si muove una squadra eterogenea: l’agente Mimmo Rocco, trasandato ma leale; il timido Gaetano Cuomo, aspirante ispettore; il solare Salvo Serra; e due ispettori dalle nature opposte, Antonio Polverino, segnato da lutti profondi, e Amedeo Girardi, raffinato e diplomatico.
Le morti si susseguono: un architetto avvelenato, uno sbranato da un leone, un altro fatto esplodere nella propria villa. Il numero degli indagati cresce, mentre i testimoni si riducono talvolta in modo sospetto. Al centro della rete emerge una figura femminile ambigua, legata sentimentalmente a più vittime.
Veneruso indaga tra accademie, palazzi e giardini notturni, fino a intravedere una verità che non riguarda solo i colpevoli, ma il modo stesso in cui gli eventi si dispongono.
Il romanzo si costruisce come un edificio narrativo complesso: ripetizioni, variazioni e simmetrie interne creano un sistema quasi architettonico. Il tempo non è lineare, ma stratificato, passato, presente e futuro si intrecciano, proprio come le fondamenta, i piani e le rovine di una città.
La lingua è volutamente anacronistica: pur ambientata nell’Ottocento, la narrazione utilizza un registro moderno, attraversato da inflessioni di un napoletano italianizzato che restituisce autenticità e immediatezza ai dialoghi. I personaggi parlano come vivono: imperfetti, diretti, spesso contraddittori.
Il commissario Veneruso incarna questa tensione stilistica: rozzo ma intuitivo, ignorante ma ostinatamente umano. La sua indagine non è solo una caccia al colpevole, ma un percorso dentro un sistema più grande, dove ogni elemento, come in un edificio, ha una funzione visibile e una nascosta.
"In questa storia c'è di mezzo il tempo" disse il commissario. "Il passato, il presente e il futuro. E al centro c'è la città, che nel tempo esiste, cresce, muore."
Il sangue degli architetti di Diego Lama
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