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divani in viaggio
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La pièce teatrale si muove attraverso tre spazi: un ufficio, un ristorante e una nave vuota e abbandonata, e attraverso una temporalità frantumata, che procede e retrocede continuamente.
Simon, sessantenne avvocato affermato, e Linda, cinquantenne avvocata, lavorano a un progetto controverso legato al diritto di scegliere la propria morte.
L'ambito professionale diventa progressivamente il terreno sul quale si incontrano, si avvicinano e infine si scontrano le loro convinzioni, le loro paure e le rispettive vite private.
Linda e Simón si interrogano sulle possibilità giuridiche di una morte scelta e sulle procedure necessarie per garantire che il consenso sia effettivo.
Cercano investitori, discutono autorizzazioni e immaginano un sistema nel quale la volontà della persona possa essere verificata anche nel momento decisivo.
Tra i due nasce intanto una relazione che supera i confini professionali ma che comprende anche netti contrasti mettendo in primo piano la domanda che attraversa l'intera pièce: quanto può essere davvero individuale una decisione che coinvolge inevitabilmente gli altri?
Il progetto sembra trovare sostenitori, ma Linda comincia a dubitarne, prende le distanze dalla società e registra le proprie riflessioni, interrogandosi sull'impossibilità di liberarsi dei legami, delle paure e dei fantasmi che determinano le nostre scelte.
I successivi incontri con Simón assumono così significati differenti, perché ogni ritorno nel tempo modifica ciò che lo spettatore credeva di avere compreso.
Il dispositivo dei salti temporali è uno degli elementi più efficaci della drammaturgia: il tempo non serve soltanto a raccontare, ma a rivelare. Ritornare su una scena significa comprenderla diversamente. La temporalità diventa quindi una forma di analisi psicologica.
La pièce affronta il tema della libertà individuale e della responsabilità verso gli altri, tra il diritto di sottrarsi alla sofferenza e il desiderio di chi ama di trattenere chi sta per andarsene.
"Ma tra le macerie ci sono solo altre macerie, polvere e cenere. La cenere di tutto ciò che non tornerà mai più ad essere. Ci rimarranno sempre i sogni e la poesia. Ma né i sogni né la poesia pesano abbastanza da tenerci incollati a terra."
Il motivo delle macerie, che ritorna lungo la pièce, assume così un valore strutturale e simbolico: non indica soltanto ciò che rimane dopo una distruzione, ma ciò che continua a esistere sotto forma di traccia: relazioni, scelte, paure, progetti infranti. Polvere e cenere diventano quindi la materia di ciò che non può essere ricostruito, ma anche il residuo da cui continuano a emergere sogni e possibilità.
Il progetto di Alberto Iglesias, Thaïs 2026
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