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divani in viaggio
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Scandinavia, un futuro non troppo lontano.
L’Europa brucia. La siccità ha divorato i campi, il mare ha inghiottito le coste, il caldo ha reso le città trappole d’aria irrespirabile. I fenomeni atmosferici non sono più eccezioni ma regola. In questo scenario di collasso climatico, Marta e i giovani Sara e Miguel fuggono verso nord, inseguendo l’idea di una terra ancora abitabile. La Scandinavia appare come un rifugio: acqua, foreste, temperature miti. Una promessa di salvezza.
Ad accoglierli c’è Ahmed, che però conosce il rovescio di quella promessa. Perché se la natura lì resiste, la società ha imboccato un’altra deriva.
Negli anni precedenti, grazie ai progressi dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie, scienziati e medici avevano iniziato a intervenire sul DNA umano. All’inizio per curare malattie devastanti – SLA, Alzheimer, diabete – riparando geni difettosi e correggendo errori della natura. Poi, superato il confine terapeutico, la ricerca aveva preso una nuova direzione: riscrivere il codice genetico, potenziare memoria e capacità cognitive, rafforzare il sistema immunitario anche in individui sani.
Il passo successivo era stato l’integrazione tra organismo e macchina: occhi artificiali, arti bionici, nanorobot nel sangue capaci di diagnosticare e riparare danni in tempo reale. Infine, la connessione diretta del cervello alla rete, con accesso istantaneo a banche dati globali, come un’intelligenza artificiale incarnata.
Tutto questo, però, aveva un prezzo altissimo. Solo chi possedeva immense risorse economiche poteva permetterselo. Così era nata una minuscola élite di esseri umani potenziati, più forti, più longevi, più intelligenti. Erano loro a governare.
«La donna che hai visto ieri sera è una di loro», spiega Ahmed a Miguel. «Noi li chiamiamo UGM, umani geneticamente modificati. In neoinglese GMH. Ma preferiscono definirsi cittadini A. Poi ci siamo noi, i B. E infine i C: quelli delle baracche, quelli che il sistema considera inutili.»
La società scandinava si regge su una rigida separazione di caste biologiche. Gli UGM vivono isolati, in quartieri inaccessibili, protetti da tecnologie e privilegi. I B sopravvivono ai margini della stabilità, integrati ma subordinati. I C sono esclusi, scarti umani in un mondo che misura il valore in termini di efficienza e prestazione.
In questo assetto apparentemente perfetto, la libertà è stata il prezzo più alto pagato al progresso. La tecnologia, nata per curare e migliorare, ha finito per ridefinire l’umanità in termini gerarchici. L’evoluzione non è più naturale, ma acquistabile. E l’uguaglianza è diventata un ricordo.
Eppure, il romanzo non si ferma alla distopia. Perché Marta, Sara, Miguel e Ahmed intuiscono che anche nei sistemi più rigidi esiste uno spazio di scelta.
Il cambiamento climatico ha mostrato cosa accade quando l’uomo ignora i limiti del pianeta. L’uso spregiudicato della tecnologia rivela cosa accade quando ignora i limiti etici. E tuttavia, proprio l’uomo – con la sua coscienza, la sua responsabilità, la sua capacità di scegliere – resta l’unico elemento capace di invertire la rotta.
Il mondo senza inverno di Bruno Arpaia
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