Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Tra il presente della pensione e il ricordo della leva negli anni Ottanta, il racconto si apre su un cortocircuito temporale: un uomo di settant’anni, immerso nella lettura, viene strappato dal proprio divano da due carabinieri che lo convocano al servizio militare, ripristinato per il «pericolo rosso».
L’assurdità burocratica del richiamo si trasforma presto in un incubo già vissuto.
Come osserva il narratore, «giacché i ricordi, come si sa, non seguono un filo cronologico, e nemmeno logico», l’uomo di oggi lascia posto al giovane di allora, spaesato tra coetanei che sente estranei.
La vicenda procede così dentro un dormitorio della caserma di Tauris, che appare subito come un teatro deformato: l’addestramento fisico, le cerimonie, il nonnismo, le gerarchie e l’arbitrio del capitano Badaloni costruiscono una microsocietà fondata sulla disciplina, ma raccontata attraverso l’assurdo.
Il protagonista, considerato un artista, perché possiede qualche libro, un diploma da ragioniere ed è dedito al disegno, diventa caporale quasi per errore e cerca di praticare una disobbedienza invisibile, sottraendosi al ruolo che gli viene imposto.
Intorno a lui sfilano compagni appartenenti a gruppi regionali e linguistici diversi, un «campionario dell’Italia povera degli anni 80», mentre le rare evasioni: le discoteche, le ragazze, le scorribande in macchina, acquistano il valore di brevi fughe dalla caserma.
Il tono oscilla costantemente tra comicità e crudeltà. L’ironia non attenua la violenza dell’istituzione militare, ma la rende più straniante: il gergo, le punizioni e le umiliazioni assumono la forma di rituali grotteschi, fino agli episodi di nonnismo che mostrano il lato più degradante della logica gerarchica. La scrittura lavora proprio su questa frizione: il ricordo individuale non viene ordinato come una cronaca, ma ricomposto come materia onirica, intermittente, continuamente contaminata dal presente.
Il militare diventa così non tanto un capitolo biografico quanto una macchina narrativa capace di riprodurre, a distanza di decenni, lo stesso spaesamento.
Il dormitorio di Sergio La Chiusa, Italo Svevo Edizioni 2026
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