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divani in viaggio
divani in viaggio
Triscina, Sicilia, giorni nostri
"Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno".
Nilo è un tredicenne cresciuto in una famiglia apparentemente ordinaria ma in realtà custode di un segreto antico e perturbante, qualcosa che si colloca tra rituale e illegalità. L’arrivo di Arianna e della figlia Saskia incrina questo equilibrio già precario, introducendo uno sguardo esterno che rende visibile l’anomalia e apre uno spiraglio, fragile e ambiguo, verso il cambiamento.
La narrazione si sviluppa come una favola nera, dove il confine tra quotidiano e mostruoso si dissolve fino a diventare indistinguibile: ciò che inquieta non è tanto l’eccezionalità degli eventi, quanto la loro normalità accettata.
Per il protagonista crescere significa prendere coscienza di un’eredità opprimente e scegliere se perpetuarla. La libertà non appare come un atto netto e liberatorio, bensì come una tensione minima, spesso soffocata, che si muove tra paura, legami familiari e condizionamenti interiori.
Lo stile accompagna e rafforza questa visione: la prosa è asciutta, precisa, capace di evocare immagini crude senza indulgere nell’eccesso. Ne risulta un racconto fluido e inquieto, che scorre con naturalezza ma lascia una traccia persistente, dove l’orrore diventa strumento per interrogare la possibilità, sempre incerta, di sottrarsi al proprio destino.
Il custode di Niccolò Ammaniti
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