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divani in viaggio
divani in viaggio
1947, Marsiglia.
Il romanzo, secondo di una serie, racconta il destino della diaspora armena nel secondo dopoguerra, quando migliaia di esuli rispondono all’appello di Stalin per tornare nella “madrepatria” sovietica.
"Avevano promesso loro una terra che non avrebbero più lasciato."
Agop, emigrato in Francia, lascia famiglia e certezze imbarcandosi sul Rossia verso l’Armenia, convinto di poter ricostruire una vita e un’identità perdute. Ma il sogno del ritorno si trasforma presto in una discesa nell’orrore dello stalinismo: controlli, sospetti, deportazioni e gulag scandiscono il cammino dei rimpatriati armeni, considerati stranieri persino nella loro terra d’origine. Parallelamente si snoda la vicenda di Haïganouch, poetessa cieca sopravvissuta al genocidio del 1915, perseguitata dalla polizia politica sovietica e trascinata in una lotta continua per la sopravvivenza e la memoria.
Il romanzo intreccia storia collettiva e saga familiare con grande intensità emotiva. Manook costruisce un racconto duro ma profondamente umano, dove la violenza del potere si scontra con la solidarietà, l’amicizia e la forza identitaria armena. La scrittura è fluida, cinematografica, ricca di immagini evocative e di tensione narrativa; alterna scene di brutalità a momenti di struggente dolcezza.
Un canto di memoria dedicato a un popolo segnato dall’esilio e dalla persecuzione.
Il canto di Haïganouch di Ian Manook
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