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divani in viaggio
divani in viaggio
Ogni anno, a partire dal il 22 luglio 1975, un gruppo di ex compagni di classe della IIIA del Liceo Berchet di Milano si ritrova per una cena rituale. L'incontro si trasforma presto in un gioco crudele: ogni partecipante contribuisce a un fondo comune, che verrà diviso solo tra gli ultimi superstiti del gruppo, dopo che gli altri saranno morti.
Questo patto, che inizialmente sembra un atto di goliardia, diventa una riflessione distorta sulla morte, vista non come un evento universale, ma come una competizione egoistica, in cui la morte degli altri è ridotta a una questione di sopravvivenza individuale.
“Vincolandosi a quel disegno, si erano messi nella condizione di non poter più pensare alla morte in sé, alla morte in assoluto, né tantomeno alla propria, con quanto di struggente e di drammatico e di alto questo pensiero comporta, ma solo alla morte in relazione agli altri...”
La scrittura, intricata e sarcastica, è un tentativo di fare i conti con l’irreversibilità del tempo, cercando di cogliere ciò che sfugge alla morte stessa: il senso, il ricordo, e il continuo divenire.
Un romanzo che sfida la narrativa convenzionale, proponendo un incontro con la morte che è tanto inevitabile quanto necessario per l’esistenza.
I convitati di pietra di Michele Mari
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