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divani in viaggio
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Campi di sterminio, seconda guerra mondiale.
Tutti noi conosciamo quelle terribili immagini che riguardano la Shoah e per lo più quelle fotografie scattate dagli alleati dopo la liberazione dei campi di concentramento.
Ma ci sono numerose fotografie che riguardano archivi privati delle SS, ritratte con le proprie famiglie o in posa, quelle scattate nei ghetti, quelle clandestine (un atto di coraggio e ribellione) scattate dai prigionieri ebrei e inviate alla resistenza. E queste ultime ovviamente sono in numero inferiore, una rarità.
Di fronte a questo materiale dobbiamo allora interrogarci su chi abbia scattato le foto, se siano state scattate dai tedeschi, dagli aguzzini.
Sono fotografie "di ebrei ripresi mentre vengono offesi, picchiati, costretti a guardare diritto verso l’obiettivo mentre attendono il colpo di grazia, o giacciono moribondi per la crudeltà del trattamento ricevuto dall’occupante nazista. Custodite con cura e fierezza come souvenir o trofei di guerra, duplicate e scambiate nei mercatini dei militari tedeschi, inviate a casa alla famiglia accompagnate da bigliettini affettuosi o racconti emozionanti, sono immagini che rivelano la personalità dei perpetratori e che indagano le loro motivazioni per agire, partecipare e riprendere la violenza".
È un dovere morale giudicare queste immagini, passarle al vaglio e comprenderne l’atrocità.
Comprendere queste foto, analizzarle da un punto di vista storiografico, ridare un nome ai volti, al periodo dello scatto, significa amche scoprire il velo dell'ipocrisia di coloro che ancora ritengono che tanti non sapessero.
Una documentazione così vasta è la prova della complicità della maggioranza verso il sistema di sterminio tedesco, dell'indifferenza nei confronti degli ebrei, dei dissidenti e di quelle minoranze sterminate dai nazisti.
Fotografare la Shoah di Laura Fontana
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