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divani in viaggio
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Lisbona, giorni nostri.
Il romanzo prende avvio da una frattura: la separazione tra "la Albertini" e Vasco, evento che resta in parte opaco e proprio per questo genera tensione narrativa. Lei, pittrice, rimane sospesa in una ricerca di senso che è insieme affettiva e identitaria; lui si allontana, portando con sé un retroterra familiare di un certo peso.
"Poteva mai avere bisogno di una distanza di sicurezza chi si era allontanato? Venne preso dalla sua rabbia che ormai tutto comprendeva."
La distanza evocata dal titolo non è una soluzione, bensì un dispositivo ambiguo: un tentativo di protezione che si trasforma in amplificazione del vuoto.
La disgregazione dei legami è osservata non tanto nel momento dello scontro quanto in quello successivo, quando ciò che resta è una materia fragile fatta di ricordi, ipotesi e rimorsi. In filigrana si intravedono questioni più ampie: l’asimmetria nei rapporti, il peso delle aspettative, la difficoltà di sostenere l’identità dell’altro senza percepirla come minaccia.
Una prosa densa, attraversata da una tensione lirica che non rinuncia però a una precisione quasi chirurgica nell’indagine psicologica.
Un romanzo che riflette sulla fine dell’amore non in termini narrativi tradizionali, ma come esperienza conoscitiva: un processo che espone i personaggi alla propria vulnerabilità e li costringe a ridefinirsi, senza offrire prospettive nette.
Distanza di sicurezza di Romana Petri
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