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divani in viaggio
divani in viaggio
Nuovo Galles del Sud, entroterra australiano.
In un monastero isolato battuto dal silenzio e da una devastante invasione di topi, si apre un romanzo in cui la quiete si trasforma in racconto.
La protagonista, una donna senza nome, lascia una vita urbana svuotata da relazioni fallite e disillusione politica per ritirarsi presso una comunità di monache. Non cerca Dio, ma una tregua. L’arrivo delle ceneri di una suora assassinata e il ritorno di Helen Parry, figura dolorosa del suo passato, incrinano però quell’equilibrio apparente, costringendola a confrontarsi con colpa, memoria e fragilità.
Il convento non è rifugio mistico ma luogo concreto, fatto di lavori ripetitivi, animali morti, stanchezza e convivenza. Proprio in questa materia quotidiana il romanzo trova la sua forza. Il silenzio diventa uno spazio mentale in cui il dolore non scompare ma cambia forma.
“Ma non ho mai sentito una parola per esprimere ciò che sentivo e ciò che il mio corpo sapeva, cioè che avevo un bisogno, un bisogno animale, di trovare un posto in cui non ero mai stata ma che fosse comunque, in qualche modo innegabile, la mia casa”.
La scrittura è scarna, meditativa, quasi ipnotica: procede per osservazioni minute e pensieri che si allargano lentamente fino a toccare temi universali.
Devozione di Charlotte Wood
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