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divani in viaggio
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Tra il Reno dell’Appennino e la Bologna anni Trenta-Cinquanta, quando Casalecchio poteva trasformarsi in un affollato “Lido di Bologna”, Francesco Guccini ambienta il suo ultimo racconto, Pubblicato postumo nell’agosto 2026, il libro nasce da un vecchio brogliaccio di storie popolari, materia irregolare che lo scrittore trasforma in novella.
L’innesco è una scena quasi teatrale: una donna in bicicletta attraversa una giornata estiva lanciando un enigmatico «Calde le pere!». Da questa apparizione prende forma un racconto che intreccia oralità, memoria locale e gusto boccaccesco. Al centro emerge anche la vicenda di Lisetta, giovane considerata modello di castità, coinvolta in un episodio che ha nel Reno il proprio elemento narrativo e simbolico. Senza sciogliere il mistero, Guccini lascia che siano l’assurdo e la voce popolare a governare la trama.
Il fiume non è semplice paesaggio: diventa dispositivo della memoria, linea che collega Pavana, Bologna e la biografia dell’autore. La scrittura procede per quadri, digressioni, titoli e ammiccamenti, con una comicità che convive con la malinconia. Il dialetto pavanese, soprattutto nei nomi di erbe, fiori e frutti, restituisce alle parole una funzione quasi archeologica.
«Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose.»
Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla di Francesco Guccini
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