Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Un mosaico di ricordi che si compone in cinque sezioni: dire, fare, baciare, lettera, testamento, che rielaborano il gioco dell’infanzia trasformandolo in un percorso esistenziale. La scrittura è essenziale, scandita da frasi brevi, e restituisce memorie nitide, quasi fotografiche: immagini prive di enfasi retorica, ma attraversate da una naturale intensità.
“Pochi minuti. Un fermo immagine. Come una vecchia diapositiva. Un moto congelato dalle tinte sanguigne del cielo. Un miracolo di luci, sfumature e ricami, scortato da un abbraccio bagnato di bellezza.”
L’apertura si costruisce attorno a una domanda sospesa tra infanzia ed età adulta: un bambino che sogna di diventare scrittore chiede allo scrittore adulto se sia riuscito a realizzare quel sogno. La risposta non è mai definitiva, ma lascia intravedere la possibilità, sempre aperta, di continuare a sognare anche da grandi.
Da lì si dipana una costellazione di ricordi che affonda le radici nell’infanzia: la casa familiare, descritta nei suoi dettagli quotidiani; la madre casalinga, il padre impiegato; la sorella e il fratello; le abitudini domestiche fissate con precisione quasi rituale. Accanto alla dimensione privata emergono episodi collettivi e traumatici: il terremoto del 1968, la fuga in campagna e lo sfollamento a Locogrande; le cronache di rapimenti e omicidi; la violenza mafiosa nel trapanese, con figure come Giangiacomo Ciaccio Montalto e il giornalista Mauro Rostagno, la cui morte viene appresa in auto, accanto alla fidanzata Alba.
La memoria si muove continuamente tra quotidiano e immaginario: la zia Maria e i rituali contro il malocchio, le arancine della domenica, le salite segrete a Erice, le partite allo stadio vissute con il padre e il Trapani, fino ai doni simbolici come l’enciclopedia dei Quindici e la divisa del Milan. Con la crescita arrivano le discoteche, i progetti editoriali come il giornale Lo Scarabeo, e le esperienze formative tra università e servizio militare.
La vita adulta si intreccia poi con gli snodi familiari più delicati: la malattia della madre, la nascita prematura di un figlio, e persino episodi inattesi come l’incontro della madre con il suo idolo a Buenos Aires.
La narrazione procede per frammenti autonomi e non lineari, senza una sequenza cronologica rigida, costruendo una memoria stratificata in cui la vita prende forma come successione di immagini nitide, ciascuna capace di reggersi da sola e, al tempo stesso, di comporre un’unica storia.
Blu e sale. Un'educazione siciliana di Giacomo Pilati
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