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divani in viaggio
divani in viaggio
New York, anni '80 e '90.
Una storia che indaga il funzionamento del sistema dell'arte e i rapporti di potere che ne regolano la memoria. Sullo sfondo di gallerie, musei e università d'élite, il romanzo mette in discussione il modo in cui il canone artistico viene costruito, mostrando come genere, origine etnica e classe sociale influenzino il riconoscimento del talento.
La vicenda prende avvio dalla morte di Anita de Monte, brillante artista cubana la cui carriera viene progressivamente oscurata da quella del marito, pittore celebre e figura dominante nel panorama artistico.
"Quando guardai nei suoi occhi, vidi la cosa più pericolosa che possa esserci in un uomo: l'insicurezza. Perché, nel disperato tentativo di sentirsi saldamente al vertice, sarà disposto a calpestare e schiacciare chiunque gli stia intorno."
Anni dopo, Raquel Toro, studentessa portoricana di storia dell'arte alla Brown University, scopre quasi per caso il nome di Anita e decide di ricostruirne la vicenda. L'indagine sulla sua figura si intreccia con il percorso personale della giovane, che sperimenta gli stessi meccanismi di esclusione, paternalismo e invisibilità riservati alle donne e alle minoranze in ambienti culturali governati dal privilegio.
Liberamente ispirato alla vicenda dell'artista Ana Mendieta, il libro riflette sul rapporto tra arte e memoria, sulla violenza esercitata dalle istituzioni culturali e sulla facilità con cui il successo di un uomo può cancellare l'eredità di una donna.
Un romanzo stratificato, che combina narrativa, riflessione storica e denuncia culturale.
Anita de Monte ride per ultima di Xochitl Gonzalez
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