Un mondo di libri:
divani in viaggio
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Siamo immersi in una quantità inedita di racconti, diffusi nei media, nei social, nella politica e nel marketing, eppure questa saturazione non sembra colmare il bisogno di significato. Il problema non è la scarsità delle storie, ma la perdita di una trama condivisa dentro cui riconoscersi. Da qui la definizione di “animali narrativi”: esseri umani che non si limitano a raccontare, ma organizzano spontaneamente la realtà attraverso connessioni, immagini e significati.
Il saggio mostra questa disposizione attraverso l’esperimento condotto nel 1944 da Fritz Heider e Marianne Simmel: davanti a semplici figure geometriche in movimento, quasi tutti i partecipanti elaborarono una vicenda, attribuendo intenzioni ed emozioni a forme prive di qualsiasi caratterizzazione. La narrazione appare così come una funzione percettiva prima ancora che letteraria. Anche il cervello, nella prospettiva richiamata da Gancitano, costruisce continuamente una forma di racconto a partire dall’esperienza.
La riflessione si sposta quindi dal funzionamento della mente alla crisi culturale contemporanea. Il riferimento al mundus imaginalis di Henry Corbin introduce l’idea di uno spazio intermedio in cui immagini e racconti non sono semplici invenzioni, ma strumenti di conoscenza. La sua perdita coincide con l’indebolimento di uno spazio simbolico comune. Emblematica è la contrapposizione tra la cicogna di Karen Blixen e il connecting the dots di Steve Jobs: nel primo caso la forma della nostra vita può essere riconosciuta dall’esterno, nello sguardo di chi ci racconta; nel secondo siamo noi a costruire retrospettivamente la trama della nostra esistenza.
Si mette infine in discussione la predominanza della “storia-freccia”, lineare, orientata al risultato, proponendo, attraverso Ursula K. Le Guin, la storia-contenitore: una forma capace di accogliere relazioni, frammenti e temporalità differenti. Il libro arriva così alla contemporaneità tecnologica e all’intelligenza artificiale, dove algoritmi e nuovi strumenti narrativi rendono ancora più urgente interrogarsi su chi racconta, chi viene raccontato e quale realtà prende forma attraverso il racconto.
Animali narrativi non offre dunque una teoria definitiva della narrazione, ma individua nella nostra fame di storie il segnale di una domanda più radicale: non soltanto raccontare il mondo, ma trovare un luogo, umano e condiviso, dentro cui poterlo abitare.
Animali narrativi. Perché non possiamo smettere di credere alle storie di Maura Gancitano
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