Un mondo di libri:
divani in viaggio
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Roma, giorni nostri.
Un anno scolastico, da settembre a giugno, sospeso tra adolescenza e maturità, scandito da capitoli che attraversano il lento disfacimento emotivo di due giovani ragazzi: Camilla e Andrea.
Lei vive il liceo come una zona di frontiera tra il desiderio di salvarsi e la paura di morire; lui attraversa l’università, l’amore e il lutto con la sensazione crescente che ogni cosa sia destinata a dissolversi. Le loro storie scorrono parallele, alternate come due respiri irregolari, fino all’incontro finale all’università, dove il riconoscersi fragili diventa forse l’unica forma possibile di intimità.
Il cuore del romanzo è il disagio: non come posa generazionale, ma come esperienza fisica, concreta, invasiva. Camilla sente il corpo trasformarsi in una minaccia: tachicardie, derealizzazioni, svenimenti, e il mondo perdere consistenza fino a impregnarsi di un pruriginoso perturbante. La scrittura rende questa alienazione attraverso dettagli minimi: il tram del mattino, il sapore alterato del cibo, la distanza dagli altri studenti, i silenzi che distruggono l’amicizia.
Andrea, invece, incarna un male più filosofico: il pensiero ossessivo della morte, dell’oblio, della perdita di significato. Anche l’amore con la sua ragazza Viola viene eroso da questa vertigine interiore.
Lo stile è lirico e densissimo di percezioni. Ogni ambiente riflette gli stati d’animo dei personaggi, mentre la prosa indugia sugli sguardi e sulle assenze, creando una malinconia continua.
E proprio nel finale emerge il nucleo più profondo dell’opera: “Andrea ha imparato che il Senso non è pensabile, ma, per etimologia, va percepito. Sta sospeso nell’emozione e non si può carpire.”
Ancora settembre di Matilde Falasca, Hacca 2026
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