Un mondo di libri:
divani in viaggio
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Torino, primi anni del Novecento.
È il 13 aprile 1907 quando Amalia Guglielminetti, poetessa già affermata negli ambienti letterari cittadini, decide di avvicinare Guido Gozzano, il poeta che frequenta gli stessi salotti e che le appare affine. Da quell’incontro prende avvio una relazione sentimentale destinata a intrecciarsi con la scrittura, l’ambizione e l’orgoglio di due personalità difficili da ricondurre a un equilibrio.
Il libro non ricostruisce semplicemente una biografia: trasforma una figura storica parzialmente rimossa in materia narrativa. Amalia emerge come donna colta, elegante, anticonformista, determinata a non subordinare la propria vocazione al matrimonio e poco incline ad accettare il ruolo assegnatole dalla società. Accanto a Gozzano compaiono altre figure della cultura dell’epoca, mentre sullo sfondo si ricompone una Torino attraversata da letteratura, mondanità, pettegolezzo e mutamenti politici.
Il nucleo del romanzo, tuttavia, non coincide con la vicenda amorosa. Canepa interroga piuttosto il rapporto fra libertà e prezzo dell’autonomia: quanto costa a una donna sottrarsi alle aspettative del proprio tempo? E quanto della sua identità viene deformato quando la memoria collettiva decide di conservarne soltanto alcuni tratti? L’obliquità del titolo diventa così una condizione esistenziale prima ancora che un attributo personale.
La struttura accentua questa tensione. La narrazione in terza persona, sostenuta da una lingua modellata sull’epoca e sull’ambiente sociale di Amalia, è interrotta da sei capitoli, nei quali Canepa entra direttamente nel testo e racconta il proprio rapporto con la protagonista.
«Ho scritto di Amalia perché lei mi ha perseguitata».
Amalia, l'obliqua di Emanuela Canepa
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