Un mondo di libri:
divani in viaggio
divani in viaggio
Milano, 1971.
Adele Maria Casagrande cresce in una famiglia segnata dalla separazione dei genitori: un’infanzia divisa tra un appartamento borghese perduto e una nuova quotidianità più povera e periferica. Fin da bambina interiorizza il bisogno di ordine come forma di protezione, mentre la solitudine a scuola e l’assenza di legami stabili la spingono verso i libri e l’immaginazione di una vita autonoma, lontana dalle aspettative altrui.
Molti anni dopo, la sua traiettoria si spezza e si ricompone altrove: lascia marito e figli per accettare un impiego a Villeneuve-lès-Avignon, in Provenza, in una casa immersa nel silenzio e nei ritmi lenti. Qui lavora come domestica e governante per una famiglia legata a una casa editrice, in un contesto in cui il disordine degli interni sembra riflettere anche quello emotivo dei suoi inquilini. La scelta non è una fuga improvvisa, ma un atto radicale di ricomposizione: abbandonare il “prima” per un’esistenza essenziale, fatta di gesti ripetuti, cucina, pulizia, cura degli spazi.
"Ho sessant'anni e non posso dire di essere né giovane né vecchia. Per la prima volta mi sento a posto con me stessa. I miei figli sono adulti e indipendenti, mio marito è occupato dalla sua carriera. lo ho deciso di ricominciare da capo."
In questo nuovo mondo senza scadenze, il lavoro domestico diventa una forma di controllo e insieme di ascolto. Adele non si limita a riordinare case: prova a ristabilire equilibri invisibili, trasformando la quotidianità in una disciplina quasi militare ma anche affettiva. Il romanzo osserva così una donna che sceglie la sottrazione come libertà, interrogando il confine tra rinuncia e rinascita, tra silenzio e possibilità di riscrivere la propria identità.
Adele di Csaba Dalla Zorza
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